Sportivita'



Mi pare che la migliore sintesi per il concetto di sportivita' sia:

"Essere sportivi, in un gioco o in una competizione sportiva, significa concedere agli avversari opportunita' pari alle nostre."

Attenersi a questa regola, alquanto semplice, non e' pero' prassi del tutto consolidata in molti ambienti e in molte competizioni (purtroppo).
La difficolta' nell'attenersi alla regola aumenta in proporzione all'aumento del potere. Gli organizzatori sono piu' vulnerabili, in quanto hanno un maggior potere da gestire. Ma Stan Lee ci ricorda che "da un grande potere derivano grandi responsabilita'".
Il potere non dovrebbe essere utilizzato per prevaricare, emarginare, essere insomma antisportivi, ma dovrebbe essere utilizzato per dare a tutti pari opportunita'.
L'organizzatore di una competizione dovrebbe sforzarsi in ogni modo di autolimitare il suo potere, e di porlo allo stesso livello di qualunque altro giocatore. L'organizzatore dovrebbe essere un servitore della competizione, e non un padrone. L'organizzatore e' colui che lavora di piu' e che, cosa molto importante, garantisce pari possibilita' agli avversari, cioe' la sportivita' della competizione.

L'organizzatore e' esposto al rischio di attacchi personali e critiche. La risposta a questi eventuali attacchi non dovrebbe MAI essere la ritorsione. Chi attacca l'organizzatore deve essere trattato dall'organizzatore come un qualunque altro giocatore; mai e poi mai questo giocatore dovrebbe essere espulso o penalizzato per aver attaccato l'organizzatore.

L'antisportivita' e' sempre in agguato, si nutre delle debolezze umane e ci suggerisce azioni ignobili. Noi tutti abbiamo il compito, il dovere, di resistere e di non compiere siffatti scempi.
L'errore che si paventa frequente e' quello di credere di essere nel giusto con le proprie idee, il proprio comportamento, e il proprio modo di "vedere le cose", e che invece chi non la pensi come noi sbagli. Quando non si riesce a frenare queste tendenze si arriva a credere che il comportamento diverso dal nostro vada represso, sanzionato, "corretto". E allora la scure dell'antisportivita' si cala e compie lo scempio.

Oscar Wilde scriveva "Una rosa rossa non e' egoista. Sarebbe orribilmente egoista se volesse che i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutte rose".

In questo aforisma e' racchiuso tutto il senso dell' essere sportivi, e di cio' che significhi l' essere sportivi e l'essere antisportivi.
La rosa rossa non e' egoista perche' e' bella, se lascia agli altri fiori la liberta' di esprimersi anche in maniera diversa dalla sua. La rosa rossa diventerebbe (orribilmente) egoista se volesse che tutti i fiori del giardino fossero come lei. Un simile comportamento, se la rosa rossa fosse il giardiniere (l'organizzatore), porterebbe ad avere un giardino con solamente rose rosse (una competizione che emargina e poi esclude gli avversari scomodi).
Allo stesso modo i giocatori di una competizione devono essere lasciati liberi di esprimere al meglio le loro qualita', e devono avere la liberta' di esprimersi liberamente nel gioco, se le loro azioni sono all'interno del regolamento (all'interno del giardino).
Mai e poi mai i giocatori devono essere sanzionati o anche solamente discriminati perche' giocano o si comportano in modo diverso da quello che l'organizzatore o la maggior parte dei giocatori pensa dovrebbe essere il comportamento "giusto". Altrimenti si costruisce un giardino che ha i fiori tutti uguali (e non e' nemmeno sicuro che siano delle bellissime rose rosse!).

Ogni giocatore e sportivo degno di questo nome deve avere il coraggio di affrontare sul campo (qualunque esso sia) tutti gli avversari, compreso il suo peggior nemico.
Un organizzatore deve garantire che tutti abbiano la possibilita' di confrontarsi sul campo.

Chi esclude il suo peggior nemico da una competizione e' un prepotente, un perdente che non sa reggere una sconfitta, e' un antisportivo. Le persone come lui sono quelle che rendono un gioco o una competizione sportiva qualcosa di vergognoso (a dir poco).
Se fosse per gente come loro in ogni competizione vincerebbero solamente atleti del paese che la organizza, o che stanno simpatici al comitato organizzatore.

Il compito di un organizzatore e/o di un arbitro, o di un comitato organizzatore e/o arbitrale, e' quello di garantire i diritti sportivi di TUTTI i giocatori. Particolare vigilanzava va posta nei confronti delle minoranze, degli stranieri, dei discriminati per qualunque motivo, perche' e' a questi giocatori che potrebbero piu' facilmente essere negate le pari opportunita' che invece un organizzatore e un arbitro o un comitato organizzatore e un comitato arbitrale devono garantire.